Mamma mia, che brutte vene!

Ne sono sicura cari amici sclerotici, re e regine del malaugurato Trono di Flebo, costretti a farsi periodicamente trafiggere per prelievi, flebo e mezzi di contrasto, almeno una volta nella vostra vita, avrete sentito pronunciare questa frase da un medico o un infermiere.

Succede tutto quasi per caso, in giornate tranquille ed insospettabili, vi avvicinate alla zona prelievi e l’infermiera che fino a ieri scherzava con voi e vi sembrava amica, improvvisamente guarda le vostre braccia e con aria disgustata vi dice “mamma mia che brutte vene!” Voi reagite increduli e vergognosi come degli scolaretti. Le persone presenti vi guarderanno con diffidenza. La voce si spanderà a macchia d’olio. “Speriamo di farcela senza bucati troppe volte!” Vi diranno con un ghigno malefico alla Conte Dracula! È finita, non potrete più fare la terapia in modo tranquillo e le infermiere cominceranno a proporvi operazioni per installarvi un accesso venoso sul petto. Non se ne accorgerà nessuno, è una procedura molto discreta. Vi diranno, quasi vi avessero proposto un lifting. Ma io non ho ceduto! Le mie vene non saranno belle, ma hanno fascino!  La sclerosi già mi costringe ad imbottirmi di Flebo! L’accesso venoso non lo voglio. Gli infermieri dovranno amorevolmente concentrarsi sulle fantastiche vene delle mie braccia!

 

 

 

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