La badante che parlava con i fantasmi

Pensava che parlare ogni tanto da sola fosse una sua piccola stranezza e non aveva osato farglielo notare. Ma quel giorno la situazione la stava davvero preoccupando. Da un’ora Mary stava parlando in spagnolo a voce alta, nella stanza da bagno, e in casa non c’era nessuno, a parte loro due. Lidia era stesa sul letto a riposare, per riprendere forze, mentre la sua assistente domiciliare peruviana le riordinava la casa.

Mary aveva un tono convinto, come se stesse affrontando un’animata conversazione. Lidia si stava sforzando di ignorare la strana situazione. Era affezionata alla donna, la sua presenza le rendeva meno dura la sua disabilità e non voleva crearle imbarazzo. In fondo curava la sua casa con impegno da molte settimane. Quella chiacchierata “fantasma”, in una lingua che non capiva, la stava turbando, non riusciva nemmeno a concentrarsi nella lettura.

«Mary, puoi venire un attimo?» disse a voce alta. Lidia dovette ripetere la frase diverse volte, perché la donna sembrava non sentire. Alla fine Mary arrivò trafelata, con uno straccio in mano e le si avvicinò, spostandosi i capelli.

Come in un film giallo, Lidia ebbe un’improvvisa illuminazione, che risolse il mistero. Nell’orecchio della sua badante vide un auricolare. Mentre lavorava, Mary parlava al telefono. Fare le due cose contemporaneamente per lei era così naturale che non aveva pensato di informarla. Sconcertata, Lidia si chiuse in sé a riflettere.

La sua aiutante non parlava con i fantasmi, ma la situazione aveva invece fatto sentire lei un po’ invisibile e forse meno importante di quanto avesse pensato.

* tratto da “Il trono di flebo”, disegno di Roberto Porcella  scaricabile qui

 

 

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