Il rogo di Notre-Dame ci fa riflettere anche sulla disabilità visiva

Ho postato questo screen-shot in apertura, perché ritenevo importante che lo leggeste prima di seguire le mie riflessioni. Massimo è un mio amico di Facebook. È cieco e parla del dramma di pensare ad una realtà, cioè la cattedrale di Notre-Dame, che non potrà mai davvero conoscere o immaginare. 

Chi non vede dalla nascita, non può cogliere appieno le emozioni largamente provate a di colpo al cuore e senso di perdita di qualcosa di radicato nelle proprie radici alla notizia e alle immagini del rogo di Parigi. 

Ancora una volta ripenso alla grandezza di Oliver Sacks che in Un antropologo su Marte aveva magistralmente spiegato questa sensazione di straniamento! In questo libro il grande neurologo racconta di sette casi di suoi pazienti particolarmente interessanti. Troviamo il pittore di successo colpito da improvvisa cecità ai colori; l’ultimo hippie di New York che un tumore al cervello blocca in una atemporale ripetizione degli anni Sessanta; la paziente autistica che confessa a Sacks la propria difficoltà a comprendere le emozioni umane più complesse esprimendola con la frase: “Il più delle volte mi sento come un antropologo su Marte”. La disabilità fisica o psichica porta ad una percezione del mondo del tutto particolare, come se si venisse estromessi dal consesso umano. Il post di Massimo mi ha fatto ripensare ad un racconto di Raymond Carver  a cui tengo molto e di cui parlo in questo post.

Altre riflessioni le trovate qui. L’autore con uno stratagemma narrativo, spiega come sia possibile trovare un punto di contatto tra diversi livelli di percezione sensoriale. Una persona senza limitazioni visive può farsi mezzo che permetta ad un cieco di concepire la cattedrale. Dall’esperienza non possono che uscirne entrambi arricchiti! Da una realtà apparentemente squallida Carver riesce a far raggiungere un picco di altissima poesia. Tutto attraverso l’apertura reciproca, il consegnarsi all’altro senza remore senza barriere.

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