Affrontare con estro la disfagia – I suggerimenti succulenti di Tania Bocchino

Chi mi segue sa che ho degli amici con disabilità di vario genere, di cui parlo molto spesso, Sono persone che stimo molto e che hanno scelto di raccontarsi per far conoscere la loro situazione ed essere di sostegno a chi vive le stesse difficoltà.  Oggi torno a parlare di una di loro, la bella torinese con la Sma, Tania BocchinoIl post  di oggi è particolarmente succulento e riguarda il cibo.

Tania è un’eccellente scrittrice ed ho deciso di riportare integralmente una sua riflessione pubblicata sui social. Buon Appetito…ops buona lettura!

Quando ho ricevuto la diagnosi di disfagia — ossia, difficoltà a deglutire il cibo — ho immediatamente pensato alla strategia da adottare per poter continuare a vivere una vita “normale”. Certo, suona paradossale pronunciare questo termine: normale! La mia vita non può certo dirsi tale: non cammino, non riesco a vestirmi da sola e quando faccio l’amore a muovere il mio corpo sono mani altrui. Ma è la normalità della mia esistenza biologica, quel ripetersi di istinti e di appetiti che mi rendono un organismo prima che una donna, ciò che vado preservando dall’inevitabile degrado dovuto al tempo e, prima ancora, alla malattia. Nutrirmi è uno di questi istinti. E allora, per conservarlo nella sua forma più completa, ossia quella in cui all’ingerire un alimento s’accompagna l’assaporarlo, ho dovuto osare. Ho trasformato pietanze e rivisitato ricette: gli spaghetti sono diventati fusilli, la mozzarella sulla pizza è diventata stracchino, il risotto è diventato una crema di riso. Devo ammettere che a casa mi viene facile praticare questi giochi di prestigio al fine di poter gustare gli stessi sapori in forme a me permesse. Tuttavia, quando ceno al ristorante potrebbe apparire difficile , poiché certi piatti legati alla tradizione si fa fatica a immaginarli scomposti e rinnovati. Però, ieri avevo voglia di pasta con le vongole, anzi era da una settimana che mi ripetevo con la loquacità di un disco rotto che non avrei accettato alcun compromesso e non avrei scelto la burrata al posto degli spaghetti alle vongole. E non è stato affatto difficile perseguire l’obiettivo, è bastato un onesto scambio di parole. «Dunque, ho una richiesta un po’ particolare: vorrei gli spaghetti con le vongole ma purtroppo non posso mangiare la pasta lunga a causa di un problema di deglutizione. Potrebbe cucinarmi un formato di pasta corta?» «Certo, le faccio preparare dei fusilli.» Et voilà, i miei fusilli con le vongole sgusciate!

 

 

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