Afflicted : la discussa serie Netflix di documentari su un gruppo di malati cronici

Sapevo che non avrei potuto continuare a snobbarla e che il mio atteggiamento era inconcepibile per chi si occupava di comunicazione come me. Puntualmente infatti sono arrivata a frequentare Netflix e a farmi rapire dalla possibilità che offre di navigare ininterrottamente, fruendo di film, documentari e serie TV. Lo spunto mi è stato offerto da mia figlia Cassandra, che mi ha proposto di guardare alcune produzioni, di cui “sicuramente sarebbe stato interessante parlare su Sclerotica!”.

Ho fatto un profondo respiro e mi sono immersa nell’oceano Netflix ed ho iniziato a guardare Afflicted

Si tratta di sette documentari su altrettante persone, che vivono negli Stati Uniti e soffrono di patologie croniche strane o comunque ritenute non convenzionali, che cercano disperatamente di essere ascoltati e soprattutto creduti da una medicina, che è diventata incapace di soffermarsi sui singoli pazienti.
C’è Bekah una ragazza, il cui fisico è talmente intollerante alle muffe, da costringerla a vivere su un camper nel deserto. Carmen invece è allergica all’elettricità e al Wi-Fi , mentre Jamison non esce di casa da due anni per una grave sindrome da fatica cronica.
Jake invece è un giovane musicista, che soffre dei sintomi tipici della malattia di Lyme mentre l’affascinante Star si sottopone a una costosissima cura per la distonia. Pilar è una giovane attrice con una strana allergia alle sostanze chimiche e la psicoterapeuta Jill prende ogni giorno cinquantacinque integratori.
La serie del 2018, oltre ad essere disponibile anche doppiata in italiano, è montata in modo accattivante, con un ritmo serrato ed evocativo. Grande rilevanza viene data al ruolo dei familiari care giver  di queste persone, che sono a tutti gli effetti dei disabili ed ai medici, dipinti a volte come degli insensibili, altre come sciamani dalle parcelle milionari e solo in pochi casi come dei sinceri professionisti.
Afflicted (Affliti) è stato accolto in modo discordante dal pubblico e dagli stessi protagonisti dei documentari, che si sono visti traditi dalla produzione, a causa di un montaggio che, secondo loro, tendeva a descriverli come dei “pazzi ipocondriaci”.
Devo dire la verità, all’inizio anche io sono rimasta sconcertata. Ho cercato recensioni in rete e alla fine ne ho trovata una davvero bella, che ha fugato tutti i miei dubbi e che sento di condividere.
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