Un omaggio ad Eugenio Finardi -Per come mi ami tu

Erano diventate amiche. Beatrice e Lina passavano interi pomeriggi a passeggiare e a raccontarsi le loro vite. Beatrice, paraplegica, camminava con le stampelle e Lina era l’assistente domiciliare, che il Comune le aveva inviato per aiutarla nei lavori di casa.
Le due donne erano coetanee con molti interessi comuni. Beatrice aveva un grande desiderio di vivere, fare esperienze, uscire di casa. Così, poco per volta, si dedicarono sempre meno alle pulizie. Erano spesso gioiosamente fuori casa, per le vie del quartiere, a camminare, chiacchierare e respirare la vita come due ragazzine. Parlavano dei loro desideri, dei loro figli, ma anche dei loro amori, di rapporti spesso contrastati con gli uomini.
Quel giorno stavano attraversando il marciapiede dietro la casa di Beatrice, quando vennero sorpassate da un uomo sulla quarantina che ascoltava la musica in cuffia. Capelli spettinati sul collo, camminava con passo leggero ed etereo, quasi stesse danzando. «Io ti amo per come mi ami tu» cantava deciso con voce serena. Le due amiche si guardarono sorridenti e incuriosite. Beatrice conosceva quella canzone. Era Patrizia di Eugenio Finardi. Improvvisamente si sentì fiduciosa e, per quel giorno, non pensò più agli amori falliti.

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