The Good Doctor una serie con molte chiavi di lettura, ma la strada per parlare di disabilità in modo originale e fantasioso é davvero molto lontana!

Sono sincera, all’inizio la visione delle prime puntate su Rai uno mi aveva fatto storcere parecchio il naso.

 L’ennesima rappresentazione di una persona disabile come un essere speciale, straordinario  e quindi appartenente ad un particolare recinto mi aveva fatto davvero innervosire. Noi disabili siamo esseri umani con pregi e difetti come tutti gli altri non siamo angeli, venuti al mondo per far sentire meglio chi non è disabile.  Insomma per essere accettati non dobbiamo essere dei supereroi. Soprattutto l’autismo non è quello. La giornalista del blog Invisibili Simonetta Morelli, madre di un figlio autistico, mi ha detto che la verosimiglianza si può chiedere solo ai documentari e agli approfondimenti giornalistici. Io non sono del tutto d’accordo o meglio lo sarò quando le rappresentazioni  angelicate saranno una variazione sul tema e non la norma. Certo non si può pretendere che opere di fantasia debbano essere ultra realistiche, ma le divagazioni devono almeno un valore artistico. Nel caso di questa serie, rischiano di diventare un po’ stucchevoli Troppo spesso disabili e normalmente abili sembrano vivere su due pianeti diversi.  Ripensandoci, trovo comunque la serie interessante per come indaga sulla disumanizzazione della professione medica e sui rapporti tra medico e paziente. Spesso il protagonista afferma con spontaneità disarmante informazioni che i pazienti non dovrebbero venire a conoscere in quel modo. Anche le spiegazioni anatomiche ed i termini scientifici forniti con dovizia, hanno il loro fascino. “The Good Doctor” può rivestire un suo interesse, ma la strada per parlare in modo originale e fantasioso di disabilità é ancora tutta da percorrere ! 

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